Italiano
Crescita selvaggia
Entro i 12 s successivi all'uso dell'abilità elementale, quando il personaggio che equipaggia l'arma colpisce un avversario con un attacco, ottiene l'effetto "Rigoglio", che aumenta l'ATT e la maestria elementale rispettivamente di un 4% e 20. L'effetto dura 6 s e può attivarsi una volta ogni secondo, anche quando il personaggio che equipaggia l'arma non è in campo, accumulandosi fino a 3 volte. Nello stato di Splendore: Barlume astrale, l'effetto "Rigoglio" cambia, aumentando l'ATT e i DAN da reazione di Barlume astrale inflitti dal personaggio che equipaggia l'arma rispettivamente di un 6% e di un 8%.
Personaggi — Spada
Storia
Di tutte le storie tramandate dall'antica foresta, solo l'uccello dalle ali raccolte è disposto a cantarle al mondo intero. Il suo canto ha inizio nello splendore della primavera, in un'epoca in cui la pace perdurava da secoli e la foresta era cresciuta fitta sotto un'abbondanza di rami e foglie. Eppure, al volgere della stagione, il ghiaccio prese a sciogliersi e a scorrere in rivoli lungo il letto del fiume, trascinando con sé, dalle terre ancora strette nella morsa del gelo, il lontano fragore delle armi. Ben presto nessuno poté più arrestare l'avanzata del Sanguinario e, attraverso i regni di neve, ogni popolo fu posto dinanzi alla medesima, crudele scelta: sottomettersi o perire. I nati dagli alberi, tuttavia, le cui radici affondavano addirittura oltre la terra congelata, ancora ricordavano il loro benevolo signore di un tempo, poiché la sua memoria perdurava nell'ordine delle loro foglie e negli anelli tracciati nel loro legno. Sebbene il ramo dorato giacesse spezzato da tempo, sebbene sogni grandiosi fossero caduti in rovina e nazioni un tempo splendenti come stelle del mattino fossero svanite sotto sconfinati campi di ghiaccio, i discendenti delle foreste non desideravano prendere parte ai conflitti, bramando soltanto di restare fedeli alla pace che avevano custodito sin da tempi immemorabili. Persino la Knyazhna di Sangue, nella sua tirannia, non aveva mai cercato di sterminare la loro stirpe; tanto meno, credevano, lo avrebbe fatto i Volkodlak che portavano il nome della saggezza. Finché l'uccello non fece ritorno, nella stagione in cui avrebbe dovuto posarsi sui teneri rami nuovi, solo per scorgere la foschia della battaglia levarsi da ogni dove. Per nessuna colpa più grave che aver declinato, con tutta la dovuta cortesia, l'invito a giurare fedeltà ai Volkodlak, la sacra foresta lasciata in eredità dalla stella del mattino era stata divorata dalle fiamme. Così, quando il re della Candida Stella giunse infine con il suo seguito prescelto, a malapena un decimo degli antichi nati dagli alberi era ancora in vita. Lacrime incontenibili scivolarono dagli occhi di Vaselisa, figlia del re dei Folletti dell'acqua, mentre con un canto piangeva le innumerevoli vite così ingiustamente spezzate. Anche Strivozha, santa delle Vile, pianse fino a non avere più parole, e implorò il re della Candida Stella di estendere la sua protezione anche alla foresta. "O Re Lesnik, venerabile patriarca delle terre selvagge e delle innumerevoli foreste, io sono Monomakh, erede della Candida Stella e portatore della Candida Corona. Sono giunto per porre fine alle contese di questo mondo e portare la pace sulla terra. Intendo fondare un regno di clemenza e perdono, dove nessuna creatura vivente dovrà più patire alcun male. O Re Lesnik, venerabile patriarca delle terre selvagge e delle innumerevoli foreste, mi presento dunque al suo cospetto con una supplica, benché non chieda che i suoi consanguinei versino il proprio sangue in mio nome. Chiedo soltanto le erbe e le foglie di guarigione che vorrete concederci, affinché i miei compagni possano curare le ferite inflitte alla terra." Il grande signore degli alberi abbassò lo sguardo sul giovane fanciullo dai capelli dorati, come una Vila potrebbe guardare il Domovoj che dimora nelle profondità sottostanti. La chioma mormorò e, dopo un silenzio intriso di ere di antico orgoglio, tutta quella riserva a lungo custodita cedette infine a un unico, stanco sospiro. Allora un ramo venerando si staccò dall'albero antico, e l'uccello lo raccolse delicatamente nel becco, lo portò via e lo depose dinanzi al fanciullo dai capelli dorati. "Va', giovane re. Adempi alla tua promessa e dona a questo mondo una pace eterna, al di là di ogni dolore e tormento. Nelle tue mani affido la mia vita, e nessuna barriera forgiata dall'ombra potrà smussarne il filo. Non piangete i morti, poiché tutti coloro che respirano dovranno un giorno tornare alla polvere. È una verità che ho appreso molto tempo fa. Eppure, sebbene tornino alla polvere, la foresta ricorderà. Quando la nuova primavera giungerà, i nuovi rami e le nuove foglie porteranno avanti quel ricordo."