Luce argentea

Luce argentea

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Luce argentea — Una spada lunga appartenuta a Lettore del vento, uno dei Tre Eremiti di Guizang di Liyue. Leggenda narra che fu forgiata con l'argento sacro disceso dai cieli, e che un tempo fu in grado di fendere in due le acque del mare.
Italiano

Acque fulgide

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Personaggi — Spada

Storia

La storia ha inizio durante la giovinezza del nostro protagonista, molto prima che fosse venerato come il fondatore dell'arte divinatoria Qimen, e molto prima che il nome "Lettore del vento" fosse noto al mondo. A quei tempi, non era che un vagabondo che errava per le strade, capace di estrarre talismani dall'aria e di versare vino per tracciare formazioni esoteriche. E tra banchetti infiniti e baldorie senza fine, si guadagnò una fama di audacia sfrenata. Si vantava di aver compreso la fredda indifferenza del mondo, considerando le verità ultime del creato come semplici giocattoli tra le sue dita. Con il suo genio senza pari, pensava di essere destinato a vagare per il mondo mortale in solitario distacco, osservando da lontano tutte le sue gioie e i suoi dolori. Fu così che il giovane taumaturgo attraversò ogni terra, rispondendo a nulla se non ai propri capricci, libero da ogni nozione di bene e di male. Faceva ciò che gli aggradava, che si trattasse di rubare lo specchio di bronzo dei Due Saggi di Lianshan o di sconfiggere i banditi che terrorizzavano le colline. Questo andò avanti fino a una notte, quando le strida di fantasmi fatti d'ombra infransero la pace di un certo villaggio di montagna. Il giovane vagabondo, che si trovava a passare di lì per caso, evocò vento e pioggia, tuoni e fulmini con un semplice gesto della mano, riducendo in cenere gli spiriti maligni. In tal modo, sterminò ogni demone sul suo cammino; poi, fedele alla sua natura indomita, si mise a schernire e provocare quegli stessi abitanti che aveva appena salvato. Ma ancor prima che l'eco del tuono potesse svanire, un improvviso lampo di luce argentea discese dal cielo. Un bagliore di radiosità celestiale, intessuto in diecimila piume di giada, si riversò nella volta stellata, e da quel bagliore apparve una fanciulla ammaliante, aggraziata come una rondine divina, i cui occhi limpidi trafiggevano la frivolezza del vagabondo. Era l'Adepta della rondine, in seguito venerata come una delle Tre Bestie di Tao Dou, che sospirava nel vedere come il giovane stesse sprecando i propri doni. Pur essendo stato benedetto con una preveggenza divina capace di calcolare le verità ultime del creato, l'aveva trattata come nient'altro che un giocattolo con cui farsi beffe del mondo mortale. Mai prima d'allora l'arrogante giovane aveva subito un simile affronto. Sguainata la spada, ne puntò la lama dritta contro l'altera figura immortale... "Ah! Credi davvero che io ti tema? Ascolta bene: sono nato sprezzante e indomito, e ho vagato per il mondo per dieci lunghi inverni. Senza padre né madre, libero da ogni vincolo, ho il vino, ho i fiori e ho il bagliore della mia spada. Di notte, il fuoco del mio talismano divampa, ardendo fino alle stelle, cento leghe di vento primaverile catturate nella mia giara. Non chiamate Qimen un sentiero falso o inferiore, né deridete il mio sacro voto: io coltivo la legge suprema che governa il cosmo intero. Tra le fioriture forgio il mio Nucleo, nei sogni il mio vero fuoco risplende. Ebbro di vino, comando gli dèi del tuono e stuzzico regine immortali. Se scatenassi anche solo una frazione dei miei poteri, i sette cieli e i Quattro Grandi Santi vacillerebbero sgomenti. Con un sussurro di armonia cosmica e qualche talismano di carta tracciato nell'acqua, gli Adepti di Jueyun sentirebbero le loro anime andare in frantumi! Le belle fanciulle non sono che crogioli per la mia arte, e le case di piacere i miei sacri santuari. Tra alcove drappeggiate di seta, maledico l'alba fugace; il mio flauto di giada risuona limpido, scatenando tempesta e burrasca nella notte. Se osi sbarrarmi il cammino, non m'importa che tu sia una vecchia megera dai capelli grigi... Ti strapperò anima e spirito, li imprigionerò nelle mie fiamme, e forgerò oro dalla tua carne nella fornace del mio calderone!" "Hai finito?" Le sue parole erano sommesse, come luce argentea di luna. Eppure, dietro di esse si abbatteva una forza immortale capace di frantumare le nubi e squarciare i cieli. Poi giunse la tempesta di talismani e lame. Per quanto si vantasse di essere un genio senza pari, il giovane taumaturgo alla fine crollò dinanzi allo splendore radioso della piuma di giada. Ma nonostante fosse stato calpestato come una bestia in una fossa, un fuoco che non aveva mai conosciuto divampò nei suoi occhi. Eppure l'immortale, con le sue piume argentee pallide come giada, non s'infiammò di rabbia come egli si aspettava. Al contrario, lo sollevò rimettendolo in piedi... "Se il tuo cuore aspira davvero a fare del bene, perché sguazzare nel fango dei fuorilegge? Vieni a percorrere il sentiero del vagabondo con me. Il mondo è ben più vasto e meraviglioso di quanto i tuoi occhi mortali non abbiano mai veduto." "Perché adesso metti su questa messinscena sdolcinata, vecchia strega? Sono uno sprezzante praticante della grande via, comando con le mie mani il fulmine e il tuono, e divoro persino le stelle e la luna! Pensavi davvero che mi sarei mai inchinato come tuo servitore?" Eppure, nonostante tutte le sue invettive rabbiose, l'arrogante giovane non fece alcun gesto per andarsene, non perché avesse ricevuto l'ennesima batosta per aver chiamato l'immortale "vecchia strega", ma perché in quegli occhi freddi aveva visto una compassione che non provava da molto, molto tempo. Era come il caldo abbraccio di una madre, così come narrato nei testi antichi, o forse... ... "O forse...?" Aveva chiesto con occhi curiosi, immersa nella luce tremolante della lampada d'argento. Erano già passati molti anni. Data la sua natura, il fondatore dell'arte divinatoria Qimen avrebbe dovuto liquidare la domanda con una risata e qualche battuta arguta e tagliente. Invece, un nodo gli serrò la gola. In quel preciso istante, lui che era un maestro dalle infinite parole si ritrovò del tutto incapace di mettere insieme anche solo una frase. Quando riprese i sensi, la fioca lampada si era ormai consumata. Solo il vino, intatto sulla scrivania, e uno spirito persistente erano rimasti a fargli compagnia. Di nuovo quel sogno, pensò. Un altro anno era trascorso, portando con sé la luna piena, eppure lei non era ancora tornata. Allora avrebbe continuato ad attendere nel sogno. Così facendo, un giorno... di sicuro...

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