Italiano
Bottino
Descrizione
Apep camminava nell'acqua come un pesce con la sua numerosa prole in quel mare d'erba odorosa, tra gli alberi giganteschi e i rampicanti interminabili. Poi, l'erba, gli alberi e i rampicanti divennero polvere, e sulla terra di Apep venne creato un fragile regno da creature minute come sassolini. Apep e la sua prole lasciarono che il mare di sabbia infuriasse come acqua bollente e spazzasse via le abitazioni come foglie al vento. Un giorno, il nuovo Signore della sabbia si riconciliò con il re che aveva perso la sua patria. Le dune sotto il sole divennero proprietà degli umani, mentre l'oasi dei draghi rimase nei cuori di quest'ultimi. Apep condivise la conoscenza dell'evoluzione con la sua numerosa prole, poiché disseminare conoscenza ne permette la diffusione, mentre la saggezza accumulata senza scopo ristagna e non porta altro che rovina. Tenne fede al patto con il Signore della sabbia fino al giorno in cui ottenne la saggezza suprema, ma da quel momento non vide altro che scenari di oblio e di calamità eterna. Apep si ritrovò alla mercé di quella visione catastrofica. Le persone, gli dèi, i draghi, le bestie, i volatili e i pesci... Ogni ricordo, saggezza, parola e odio divenne come polvere incolore, e l'ultimo chiaro di luna sarebbe arso in una pioggia di pallide fiamme, per cadere infine su una terra desolata. ... Apep considerò il fondo del mare di sabbia come la sua tomba, non come il palazzo di un re spodestato. Presto il veleno della "saggezza" avrebbe liberato Apep dall'odio e dalla rabbia che l'affliggevano da infinite lune. Ne aveva abbastanza di quell'apocalisse priva di colore. Poi, alla fine, la giovane dea e la/il viaggiatrice/ore dalla chioma bionda riportarono alla sua mente che, malgrado la terra verdeggiante che un tempo dominava si fosse tramutata in un deserto dorato, e nonostante Apep e la sua prole si fossero deturpati pur di sopravvivere, nel suo cuore custodiva ancora gli scenari e i panorami della sua adorata oasi.